VELEBIT 2018

Da Krasno a Kuterevo.
No, non è un itinerario… sono le “location”!
La prima quella che si intendeva utilizzare come base di partenza, la seconda quella che l’ha sostituita per l’impossibilità di trovare alloggio nelle strutture disponibili.

Siamo passati comunque per un paio di caffè dalla simpatica Jasmine a Krasno, dove però la Konoba Jure era piena zeppa di gitanti croati.
Per mangiare e dormire ci siamo dovuti spostare di quasi una ventina di km, a Kuterevo il paese degli orsi. Ma, anche se decentrati rispetto all’area “operativa” abbiamo, trovato una seconda casa, con una ospitalità ed una gentilezza a 5 stelle, seppur in un contesto assolutamente rustico ed agricolo.
Se passate da Kuterevo a vedere gli orsacchiotti in un ambiente quasi come in “cattività”, non evitate una sosta alla Guest House Butina. Tomo e le sue donne vi aspettano per ricoprirvi di attenzioni o semplicemente per offrirvi il meglio dei prodotti locali.

Ciò premesso passiamo all’attività.
Quest’anno siamo riusciti ad effettuare i due giri che l’anno scorso in aprile erano stati resi intransitabili dalla troppa neve.

Venerdì, dopo una partenza anticipata alle 06:00 dal laghetto di Basovizza ed una piccola sosta “UREDU” in quel di Senj, ci siamo trasferiti direttamente ad Apatisan.
Verso le 10:00 siamo già in sella a pedalare nel classico ambiente da sogno che queste montagne dinariche sanno offrire.
La strada forestale con pendenze abbastanza costanti a quota 1.400 circa esce dalla foresta e si insinua in una bel altipiano erboso. La pista diventa una flebile traccia, dove è molto complicato rimanere in sella (erba alta e pietrame vario).
Seguendo il GPS è semplice comunque raggiungere i segnavie che provengono dalla strada per Zavizan e dopo una quarantina di minuti si arriva ad un importante quadrivio. Lasciate le biciclette in una mezz’ora si sale alla cima Mali Rajnac, che con i suoi 1.699 m è la cima più alta dei Velebit settentrionali.
Essendo isolato e dominante questa specie di valle/altopiano erboso sottostante (Jezero) la vista è aperta verso l’universo vegetale che ci circonda. Il mare rimane nascosto dalla cresta litoranea.
Una pioggerella accompagna la discesa alle bici. Dopo un mezzo km di zincopiombo a causa del fondo, dei saliscendi e dei tanti tronchi caduti, si inizia a divertirsi giù per un singletrack abbastanza scorrevole. Purtroppo le cose belle durano poco, e in un attimo siamo sulla sterrata principale nei pressi di Tromeda.
Questa volta la carrabile che arriva dallo Zavizan non è ricoperta di neve e gli ultimi 15 km scorrono che è un piacere.
Una volta raggiunta la strada bitumata che collega Krasno a Stirovaca in breve rientriamo al furgone.

26,8 km con 833 m di dislivello – dicono i numeri piuttosto modesti, ma per tutti (almeno mi sembra) il piacere di aver fatto un anello a piedi altrimenti impossibile (se non di corsa) in una valle molto bella ed appartata finora rimasta esclusa dai giri Vulkan.

Sono una trentina i km da fare per trasferirci a Kuterevo e sorprenderci con la familiare accoglienza della locanda Butina e tutte le leccornie offerteci da Tomo, l’ex poliziotto in pensione ora falegname/albergatore.

 

 

Sabato mattina dopo una corroborante colazione come in uso in zona ripercorriamo verso sud la forestale fino a Stirovaca.
Messe al fresco nella fonte alcune necessità di fine gita, in bicicletta partiamo a ritroso verso Mrkviste e passo Alan.
6 km prima sulla sinistra intercettiamo la sterrata che porta a Dokozine plana, i vecchi alpeggi a 1.300 m di quota, ideale partenza per salire il Satorina dal versante nord-orientale.
Quando la carrabile finisce (circa a 1.440 m) abbiamo la lieta sorpresa nel trovare un sentiero molto ben realizzato e mantenuto che spesso consente di pedalare in una salita mai troppo ripida. Mentre spingiamo sbuffando in salita, incrociamo una cinquantina di gitanti che scende allegra dalla vetta.
Usciti dalla faggeta attorno ai 1.500 m di quota, proseguiamo per un sentierino erboso fino al bivio dal quale scenderemo.
Il cretino più grande (vedi immagine esplificatva), non contento di essersi portato appresso la bici per più di un’ora, si porta la bici fin sul cippo di vetta a 1.624 m.
Ma d’altro canto il tratto da poco sotto alla erbosa cima fino al bivio dove hanno parcheggiato gli altri è uno dei pochi tratti ciclabili… e ogni lasciata è persa!
Salutato un quartetto di trekkers zagabresi (con tampone) ripercorriamo i nostri passi fino al bivio (io no =) da dove inizia un “precipite” prato verde, seguendo il naturale acclivio riusciamo ad evitare di ruzzolare nell’invaso sottostante e intercettiamo una flebile traccia nel bosco.
Non si parla di rimontare in sella per la troppa pendenza ed il fondo sconnesso e zeppo di tronchi caduti.
Ci vuole una mezz’ora prima di venir sputati su una sterrata che velocemente ci porta a Kugina Kuca, dove troviamo delle mai così gradite Velebitsko fresche di cantina.
Il rientro verso Stirovaca è un piacere senza soluzione di continuità, e verso le 18:00 stiamo brindando con un vinello perfettamente ghiacciato dalla magica fonte.

34,1 km con 835 m di dislivello – temevo di superare i 1.000 m oggi… molto ma molto bene! Tutti ampiamente soddisfatti!

Un’altra serata di piaceri ci attende, l’enorme tavolo 3×3 invita a rimanere seduti, tra varie pietanze semplici e gustose, abbondante luppolo, e piacevoli, nonchè dilungate, conversazioni bagnate ogni tanto da qualche goccia di Rakia o di Slivovica.

 

 

Al mattino, probabilmente condizionati dal pigro e rubicondo capogita, anche gli animi più sportiveggianti vengono sopiti…
E così la domenica mattina scorre con la visita ai recinti dei plantigradi, foto, chiacchere, relax… l’ultima birra prima della partenza, seguita da doni dei padroni di casa, foto di gruppo, bicchierini di saluto… in un Amen diventa l’ultima grigliata prima della partenza!!!
Alla fine, con un piatto di fragole al naturale servite su letto di ghiaccio salutiamo Tomo, sua moglie e Katerina e in perfetta tabella oraria un velocissimo Steve parte a razzo (senza la sesta marcia) verso la bolgia dantesca di un pala Trieste a festa per gara 1 della semifinale contro Treviso.

 

 

Al solito i boschi e le cime dei Velebit ci hanno ampiamente ripagato il viaggio ed ogni fatica.
Grazie amicici VULKANS!
Alla prossima.

Oracle, Naso, Steve, Zagolo, Feru e Wally

Oracle – Roberto Gava

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